le mie idee sulla vita e il mondo


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07.11.2012 08:06

Amici disoccupati

 

L'economia è in recessione, il cuneo fiscale è ancora molto alto, ed è difficile trovare lavoro.

Così mi capita sempre più spesso che amici mi chiedano aiuto per trovare un'occupazione.

E io attivo la mia piccola rete, fatta di piccoli lavori, assistenza domiciliare e simili.

Fornisco degli indirizzi utili, di gente che può aiutare.

Ma mi capita spesso che le mie indicazioni e suggerimenti vengano trascurati.

Tutto lavoro inutile (il mio).

Il disoccupato è stanco, demoralizzato, preso da problemi familiari e ambientali.

Non ha tempo di cercare con determinazione un lavoro.

 

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31.10.2012 15:55

Chi ha paura di Halloween?

 

Leggo che in diverse parti del mondo, sia in paesi laici come la Russia che in paesi in cui il cristianesimo è forte come nelle Filippine, viene manifestata dalle autorità laiche e religiose un'opposizione alla festa di Halloween.

Un'opposizione culturale, innanzitutto, prima che ideologica.

Se il mondo anglosassone ci propone, nel brainstorming culturale della globalizzazione, questa festività, credo che sia innanzitutto per creare la domanda di un consumo, ovvero per ragioni commerciali.

Tuttavia è una costante dell'umanità la ricerca di occasioni di socializzazione, di divertimento, di scherzo ed allegria.

E quindi, come tante feste religiose sono state l'occasione per festeggiamenti assai paganeggianti, anche questa festività si presta al divertimento collettivo.

E' male? E' bene? Ognuno ha i propri parametri morali di valutazione.

Sicuramente viene vissuta un pò come un'invasione culturale. E quindi anche alcuni vescovi manifestano i timori di una paganizzazione della cultura.

Del resto, leggo su wikipedia che si trattava di una festa celtica, Samhain, di passaggio all'anno nuovo, una festa che seguiva i ritmi del lavoro agricolo, e che un certo papa Gregorio III nel secolo VIII ci spostò apposta la festa dei Santi che era il 13 maggio.

Si è voluto pertanto cristianizzare a forza una festa preeesistente, come si sono colonizzate tante basiliche precristiane. E il nome non è neanche più quello dei celti, ma All-Hallows-Even, cioè la notte prima di Ognissanti.

Ai cristiani direi: non abbiate paura di quanto il mondo ha ancora di extra-cristiano; è ben più pericoloso quando in una cornice cristiana e magari sacramentale collochiamo un gusto lontano dallo spirito evangelico. Ai farisei Gesù rimproverava proprio questo: di aver svuotato i riti religiosi del loro significato profondo. Quando una festa alla Madonna si trasforma in una sbisboccia di paese, è molto peggio che qualsiasi Halloween.

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23.10.2012 16:53

Studio e lavoro

 

 

Immagina che tutte le persone possano realizzarsi completamente.

Nel lavoro, nelle relazioni affettive.

Che ognuno possa scegliere di studiare solo quello che gli piace, di sostenere gli esami più graditi.

Che poi possa anche scegliersi il lavoro ideale.

Che possa guadagnare quello che vuole.

Che possa sedurre chi vuole.

Che possa avere la casa, l'auto, e i beni che vuole.

Che ognuno possa moltiplicarsi quanto vuole, come i conigli.

Sarebbe un paradiso, forse pensi.

 

Beh, io no.

Io il senso della vita non lo metto in queste cose.

Troverei degradante per un essere umano tutto questo trionfo del "a me piace", "io voglio".

Riterrei questa vita nient'altro che una voluttuosa ed immorale masturbazione.

 

Non può essere in questo il senso della vita.

Non è il successo quello che conta, nè il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo.

Non conta nulla se hai fatto l'università che ti piaceva di più, nè se hai la fortuna di fare il lavoro che desideravi da sempre.

Sono tutti idoli, solo idoli.

E se ti illudi che conquistare il partner migliore del mondo ti risolva la vita, o ti garantisca il migliore rapporto sentimentale, ti sbagli di grosso.

 

Io ora non te lo dico qual'è il senso di tutto, nè ti voglio ancora svelare il segreto della felicità.

Pensaci. Guarda come vive chi ha avuto tutto, e cosa manca veramente a quelli che hanno avuto poco o niente.

Parla con le persone. Fatti raccontare la vita dai vecchi. Cerca di andare oltre la frammentarietà degli episodi della vita, e di cercare il minimo comune denominatore. C'è una costante profonda. C'è un tesoro sotto il sostrato esistenziale.

Ti do un aiutino, ma poi basta: leggiti la vita di Madre Teresa.

Vita facile, eh?

Guarda il suo sorriso.

Lo vedi, non viene da balocchi e profumi. Manco dalla soddisfazione dello studio, dai successi professionali, dall'attrazione sentimentale per i bei giovani.

C'è una soddisfazione profonda, una felicità che viene da altro. Che non è poesia, non è retorica, non è nostalgia.

Perchè realizzarsi è importante, ma bisogna vedere cosa significa realizzarsi!

 

 

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20.10.2012 22:51

La trappola del Samaritano

 

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede al locandiere, dicendo: «Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno». (Luca 10,25-37)

 

Al ritorno, il samaritano non trovò più l'uomo soccorso alla locanda, ma il locandiere gli chiede 20 denari per le spese. Il samaritano sospirò per il sacrificio, ma non protestò in alcun modo. Si fermò a pernottare, e l'indomani usci dalla locanda per partire per i suoi viaggi commerciali, ma venne fermato dall'uomo soccorso, il quale lo riempì di ringraziamenti. Dopo le dovute cordialità, il samaritano si accommiatò, ma l'uomo lo implorò di fargli l'elemosina, perchè sarebbe stato assurdo salvarlo dalla rapina per lasciarlo morire di fame. Il samaritano ne convenne, e diede a quell'uomo altri due denari. Quello lo ringraziò profusamente. Il samaritano finalmente potè partire, sperando di rifarsi delle perdite con i primi affari. Ma il giorno dopo trovò quell'uomo che lo stava seguendo, spiegando di essere senza risorse in quel luogo, essendo straniero e inviso agli abitanti. Così il buon samaritano prese con sè quell'uomo, e divise con lui i pasti, i vestiti e il giaciglio, ricevendo molti ringraziamenti. Tuttavia il lavoro non procedeva bene, perchè la compagnia di quell'uomo lo ostacolava nei contatti commerciali, e lo dissanguava finanziariamente. Alla fine il buon samaritano si trovò rovinato, e tutto il sentimento di dedizione gratuita al prossimo che prima nutriva, venne sostituito dal rammarico e dal risentimento. Così cominciò a trattar male il suo beneficiario, e finì per cacciarlo in malo modo. E tutta la santità che pensava di aver ottenuto, svanì nello stato di necessità.

 

L'immaginifico e provocatorio finale della parabola dimostra che per aiutare gli altri occorre essere organizzati, e avere un approccio professionale, perchè ogni tentativo dilettantesco, ogni coinvolgimento affettivo verso chi ha veramente bisogno, porta ad esiti problematici.  Il bisogno di chi è povero è incolmabile, un pozzo senza fondo. Perchè deriva fondamentalmente dall'incapacità di organizzarsi la vita in modo costruttivo e razionale, difficilmente correggibile.

 

Con questo non voglio dire assolutamente che non bisogna amare il proprio prossimo, e che non bisogna aiutare chi ci chiede aiuto. Bisogna farlo, senza pubblicità, con assoluta gratuità, e con lucido distacco affettivo. Amare le persone è diverso dal provare pietà. Amare gli altri non è un sentimento istintivo, è un atto di volontà coniugato con una chiara razionalità. Per aiutare occorre evitare di essere risucchiati in un vortice di richieste che ci indurrebbe ad favorire solo alcuni, penalizzandone altri, e in primis noi stessi.

 

Per garantire la disponibilità di un pubblico soccorso, occorre salvaguardare il Samaritano che è in ognuno di noi.

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16.10.2012 22:31

Il paradigma del prato

 

Mi hai parlato dei tuoi problemi. Sono gravi, sono importanti, fai fatica a sopravvivere. Ti ho ascoltato, ho cercato di capire il più possibile, di trovare soluzioni, di darti un aiuto concreto. Ho cercato di essere costruttivo. Perchè la vita è come un prato. Disseminato di letame. Con qualche fiore. E ho cercato di condividere con te il senso di un percorso. Per cercare un sentiero che eviti di sporcarci, e ci consenta di cogliere qualche fiore. Perchè il letame c'è, ed è importante guardare dove metti i piedi. Ma ciò che conta è comunque andare avanti, e godersi i fiori il più possibile. 

 

Fuori di metafora, dove sono i fiori? Dentro la realtà quotidiana, dentro le persone che incontriamo, sia quelle che amiamo di più che quelle che amiamo meno. La dove c'è il fiore, c'è anche il letame, cioè la negatività, lo stress. E' normale, non ce ne stupiamo e ce lo aspettiamo infallibilmente. Non ci facciamo neanche più caso. E dobbiamo andare avanti, perchè la vita non ci permette di stare fermi, cercando di cogliere anche la bellezza nel mondo e nel prossimo, perchè è in questa luce che è in ognuno di noi, in misura diversa, che sta il senso della vita.

 

Una riflessione sul letame. E' brutto e puzza. Sporca anche. Ma è concime. E' il catalizzatore di un processo di crescita. Si cresce dall'errore, dal dolore. Il problema è anche un'opportunità. Quindi non disprezziamo il mondo, quando ci sembra coperto di merda. Dal male può nascere il bene, con uno sforzo adeguato. E' una fatica sana, è il principale dovere morale, è il senso della vita.

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09.10.2012 11:25

Il nemico interno

 

«Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo» (Marco 7)

 

Il ns. cervello fissa i ricordi nei neuroni attraverso modificazioni chimiche, vere e proprie alterazioni delle cellule nella parte proteica. Quanto più è intensa l'emozione, più neurotrasmettitore viene tramesso e fissato, più il ricordo è accessibile.

L'emozione è un derivato di un vissuto, dell'interpretazione di un'esperienza. A tutti capitano esperienze negative, ma l'emozione non è per tutti uguale. La nostra psiche non è un mero prodotto genetico, nè correlato solo alle esperienze fatte. Lo sanno bene i genitori, che possono osservare i figli fare esperienze analoghe, ma elaborarle in modo differente, e così sviluppare personalità talvolta opposte.

Una tipologia di ricordi non sempre razionalizzati, è quella del male. Il male esiste, ed è fatto di tutto ciò che inquina la coscienza delle persone, che le fa degradare moralmente e socialmente, che le corrompe, che soffoca le loro potenzialità. Il male è attuale, nel senso che si concretizza nella tentazione che ho adesso. Ma si alimenta del male passato. Ogni deviazione crea una debolezza per il futuro. E' un ricordo che non ritorna alla mente, ma che mi condiziona nel momento che mi si ripresenta quella specifica tentazione.

E' così che nasce il cd. vizio. Strati di esperienze che si sono fissate nei nostri neuroni, e che incrementano la nostra debolezza verso la tentazione. In pratica, è come se si creassero dei percorsi agevolati nella rete del nostro cervello, che ci inducono a ripetere alcuni comportamenti. L'alcolista rimarrà per sempre indebolito verso la bottiglia, e così il tossicodipendente, l'erotomane, il pedofilo, il ladro, l'assassino, il bugiardo.

Tutto il male della nostra vita si accumula sulle nostre spalle, e non esiste un sistema efficace di dimenticare, di ripulire fino in fondo la nostra coscienza, senza perdere l'integrità della nostra coscienza. Il peccato ci macchia indelebilmente.

Dovremmo tenerne conto, quando ci capita un occasione, e magari ci viene l'idea che per una volta si possa fare un'eccezione. Nessuna eccezione. Il danno è indelebile.

Come si può distinguere in un'autopsia il polmone di un fumatore anche solo occasionale da chi non ha mai provato la sigaretta, così la mente di chi ha provato una devianza non avrà la stessa lucidità e libertà di chi si è astenuto dalle esperienze più pericolose.

 

 

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03.10.2012 22:29

La sindrome autoinvolutiva

 

Ci vediamo tutti i giorni, la mattina presto, appena entro in ufficio. Tu sei depositato sulla tua postazione come un sacco di biancheria. Mi sembra che respiri a fatica, ma forse è una mia suggestione. Certo che la tua espressione mi parla molto, e senza che tu debba spiegare io capisco la storia di un uomo perennemente iscritto all'università, fuori corso da mezzo secolo. Un uomo senza ambizione, senza spinta verso qualcosa. Ti deprimi da solo, e sei rassegnato alla tua sofferenza psichica quotidiana, come se non ci fosse altro modo di vivere. Muovere la tua massa di carne non se ne parla, perchè quella è una fatica da evitare accuratamente. Preferisci accoccolarti intorno alla tua depressione, isolandoti dal mondo. 

Uno dei paradossi del tempo dove mi trovo ad abitare, è questa sindrome per cui molta gente è disposta ad affrontare qualsiasi sofferenza psichica perchè la ritiene inelluttabile, intriseca alla vita reale.

E non è così: ogni disagio nasce da un atteggiamento mentale sbagliato.

O almeno così credo io.

Al di là della realtà in cui uno vive.

Dal lager nazista alla più lussuosa villa del playboy romano.

Non c'entrano i soldi, la fortuna materiale o sentimentale. O il fascino, il carisma. Non c'entra il successo.

Evitare la sofferenza psichica richiede igiene mentale, ovvero una corretta impostazione del pensiero che previene qualsiasi criticità nervosa.

Il paradosso sta nel fatto che spesso vedo che proprio quelli che si buttano a capofitto nel gorgo dell'ansia, della paura, della rabbia, con un coraggio o meglio con una superficialità stupefacente, sono poi quelli che non sono disposti ad affrontare la minima sofferenza per tenere la macchina biologica che li contiene in relativa forma.

Ovviamente c'è anche chi fa il contrario (e mi sembra sbagliato anche vivere in funzione della cura esagerata del proprio corpo), e conosco alcune persone che coltivano quotidianamente il motto: "mens sana in corpore sano" con un certo equilibrio, ma sono una minoranza.

Gli altri sono in eterna fuga dallo sforzo fisico, e a piangersi addosso, o usurarsi di idiosincrasie.

Paradoxa stultorum. 

 

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27.09.2012 08:19

Setacciare la realtà

 
Ti ho visto setacciare la realtà, per poterla capire, razionalizzare.
Ma a volte tenevi il fango, e buttavi via le perle.
 
 
La realtà è quello che è. Nel bene e nel male.
Persino introdurre miglioramenti è un processo non coerente, che produce effetti positivi ma anche negativi.
Sempre, nell'esperienza di vita di tutti.
 
La differenza tra chi vede sempre nero e si deprime vaticinando peggioramenti continui, e chi no, sta ovviamente nella prospettiva. Vedere tutto negativo è un sintomo di disturbo di personalità, e va curato. Vedere tutto con scettico cinismo non è una patologia, ma certo è vivere con l'amaro in bocca.
 
L'unica opzione per vivere con un certo spirito costruttivo e diffondendo speranza, fiducia nelle persone e nel futuro, è scegliere cosa pensare. E non parlo di scegliere cosa vedere. Ci mancherebbe che uno volesse chiudere gli occhi su quello che non funziona. Ma concentrare la propria attenzione sul potenziale di ogni persona, di ogni situazione, non è pazzia.
 
Sta a noi setacciare la realtà, la nostra esperienza di vita quotidiana, le notizie che ci arrivano dal mondo, per raccogliere quanto di buono c'è. Raccogliamo il bene per essere stimolati al bene, per costruire altre cose buone.
 
Invece di seguire la nostra istintiva capacità di trovare i difetti negli altri, allenarsi a trovarne le particolari capacità e doti. Ogni essere umano è un universo pieno di potenziale, anche quando si trova schiacciato da nevrosi e frustrazioni.
 
Valorizzare il potenziale delle persone è una missione interessante, che vale una vita.
E non è un'esclusiva degli educatori. E' un dovere etico che incombe in tutti, perchè combinando gli stimoli tutti possono evolvere, crescere e diventare migliori. Solo così la comunità, la società può crescere in civiltà.

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25.09.2012 09:03

Mio malgrado, spugnoso...

 

Abbiamo vissuto le stesse cose, ma tu mi hai riversato addosso tutto il lato oscuro della forza.

 

La minaccia più grave alla serenità sta nella permeabilità ambientale.

Io come tutti sono attorniato da cose che non funzionano a dovere, ma questo non mi crea direttamente una sofferenza psichica. Quello che mi aggredisce veramente è quel costante flusso di percezioni negative e depressive della realtà, che mio malgrado assorbo come una spugna.

Amare il prossimo vuol dire accoglierlo per come è. E le persone che ci circondano sono assillate dalla frustrazione per quello che non funziona, ovvero quello che tradisce le loro aspettative: perchè quello ci comporta così, quell'altro è un bastardo, costoro sono dei mediocri, etc.

E tutto questo flusso di delusione ci sommerge quotidianamente. Un pò di male entra in noi, purtroppo.

Me ne accorgo quando qualcuno mi fa parlare, e mi trovo anche io a criticare quello e quest'altro. Ho assorbito percezioni negative che non sono mie, che non sono coerenti con la mia prospettiva della vita.

Ognuno si confronta con i propri limiti. E io non sarò forse mai quello che vorrei essere. Mi piacerebbe riuscire a liberarmi da ogni attaccamento, a rinunciare ai vincoli creati dalle false promesse dei desideri materiali. E invece ci sono dentro fino al collo, nel brodo delle aspettative collettive.

Beh, riconoscere un problema è un buon punto di partenza per affrontarlo. Se la mia psiche risulta così vulnerabile alle percezioni negative, mi darò l'obiettivo di tenerla sotto controllo il più possibile. Di monitorare gli sbandamenti, di ascoltarmi per bloccare in tempo reale il giudizio negativo, l'espressione di scoraggiamento. Perchè a volte ci sentiamo dire delle cose che non sapevamo neanche di pensare. 

Quindi: 1° consapevolezza

2° autocontrollo

3° progettualità: perchè bisogna alla fine direzionare se stessi dove si decide di andare. Bisogna rivedere gli obiettivi e le priorità, e fare delle scelte concrete. Selezionare la realtà, per quanto possibile. Non perdere tempo a condividere i mondi oscuri delle persone, ma proporre una visione costruttiva. Aiutare gli altri per aiutare se stessi. E talvolta, dolorosamente, lasciare chi si aggrappa pertinacemente al proprio incubo. Si può proporre, ma non si può di pretendere di cambiare la gente. Ci vuole rispetto, anche del male. E la giusta indipendenza di giudizio, il coraggio di essere quello che si vuole essere.

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12.09.2012 10:33

Indecentemente felice!

 
Lo so, è un pò stupido.
Anche not politically correct.
Nessuno lo ammetterebbe mai.
 
Non importa se uno ha tutto nella vita, magari persino un harem, yacht e residenze regali: a dirlo ci si perde un pò la faccia.
Ma io lo dico. Faccio outing.
Sì, ragazzi, io sono felice.
 
Mi guardate con malcelata ironia, increduli e smarriti.
Non sapete se scherzo o faccio sul serio.
Se lo sono o lo faccio.
 
Credetemi, io sono veramente felice.
Credo di vivere nell'età dell'oro.
Adesso che ho ribadito cominciate a innervosirvi, anzi un pò ad incazzarvi.
 
Essere felici è un affronto a tutto: a quello che non funziona, a chi soffre nel corpo e a chi soffre nell'anima, a chi sta morendo, a chi vive nella guerra, a chi piange dalla disperazione, a chi non sa cosa mangiare, e cosa dare da mangiare ai propri figli.
Ma allora... allora sono uno stronzo, che se ne frega del dolore del mondo!
O stronzo o scemo, non si scappa.
 
Allora, voi che mi conoscete bene, cercate di recuperarmi, di ricordarmi cosa non funziona nella mia vita.
I problemi di salute, il reddito precario, le frustrazioni di una realizzazione professionale mancata.
Cercate di scrollarmi, di rappresentarmi che non ho niente, e che da un momento all'altro mi può cadere addosso il mondo. 
 
In effetti anche io come tutti vivo districandomi tra mille spade di Damocle, e molte si sono staccate dal cielo e mi sono già cadute addosso, lasciandomi inguaribili ferite.
Ma io sono fatto così: dentro di me vive ancora quel bambino che guarda estasiato alle meraviglie del mondo e del tempo che vive, e si commuove guardando quegli scenari liguri dove i pini aggrappati alla ripida costa incontrano il mare, e le montagne, e i riflessi del sole e della luna sull'acqua mediterranea.
Che si commuove ascoltando la gente che ama. E pure, talvolta, pregando.
 
Che si esalta fanciullescamente quando si accorge che nel 2012 che con pochi soldi si riesce a tenersi in tasca in una memoria più piccola di un'unghia 32 gigabytes di libri e musica, migliaia di contenuti. L'entusiasmo della scoperta del giocattolo nuovo; non è più il Lego come un tempo, ora è uno smartphone da 5', ma la soddisfazione è la stessa. ;)
 
Che attraversa la spessa coltre depressiva collettiva correlata alla cd. recessione economica, meravigliandosi che nonostante tutto può ancora comprarsi un buon gelato artigianale al pistacchio, e tutto quello che necessita per coprirsi.
 
Che si stupisce che nonostante la giusta denuncia della corruzione, dell'endemica evasione fiscale, il sistema sembra ancora funzionare, e la gente disperata per la minaccia dell'interruzione del servizio pubblico può, alla data in cui scrivo, ancora fruire del trasporto pubblico, dell'assistenza medica. Tutto sembra per crollare ineluttabilmente, ma... che bello, ancora funziona! Incredibile!
 
E le autostrade sono ancora manutenute, e sono ancora percorse da automobili lussuose, e i nostri moli sono ancora affollati di Yacht lussuosissimi, da milioni di euro.
E dovunque, anche nei borghi più sperduti, si rifanno le facciate delle casette cinquecentesche, che non hanno mai avuto un aspetto così pulito dall'anno di costruzione.
 
Sì, lo so, non sta bene ricordarlo. E' più socialmente accettabile mugugnare che la fine del mondo è vicina, e che i popoli dei paesi in via di sviluppo stanno per erodere il nostro benessere.
 
Pensate quello che volete.
Il cielo stellato sopra di me, la felicità dentro di me.
Scusa Kant.
Scusate tanto anche voi. :P

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